il prezzo del vino

Ho seguito con interesse l’affaire Nossiter, sulla rete ha avuto parecchi rilanci e vita lunga.
Chi fosse interessato può leggerne un buon riassunto qui, qui e qui. Per essere una cosa ovvia ed arcinota, come qualcuno si è affrettato a rimaracare, se ne è paralto tantissimo!

Capisco che l’uscita del regista di Mondovino possa aver avuto notevole clamore, ma quest’ultimo è – a mio avviso – la misura del problema: quello che Nossiter afferma è clamoroso solo perché nessun altro ne può/vuole parlare. Come nella favola dei vestiti nuovi il problema è che il re è nudo o che qualcuno lo dica?
E al di là dei toni contestati al regista, che possono anche non piacere (ma da quale pulpito!), quello che trovo notevole è il tipo di argomentazioni usate contro di lui.
La principale sembrava essere, in sintesi: è vero, è così, ma tu non puoi parlarne.
A questa si aggiungevano: è vero, ma i tuoi toni sono eccessivi; è vero, ma non puoi usare l’aggettivo “tossico” etc.

Mi pare però che tutti si siano ben gurardati dal fare un passo oltre sulla questione, rilevante, di quanto costa il vino a Roma e, più in generale, su che tipo di informazioni si possano avere sulla carta dei vini di un ristorante, prima di andarci. Magari parlarne avrebbe aiutato a fare un po’ di chiarezza, partendo da qualche dato di fatto. Anche con toni più urbani.

Credevo che, per chi fosse in buona fede, questo argomento fosse di gran lunga più interessante che fare le bucce alla prosa di Nossiter. Mi pare, viceversa, che i vari blog di cibo e vino abbiano evitato accuratamente di approfondire la questione, e se ne siano tenuti prudentemente alla larga. Insomma la sensazione che ne ho tratto era che si dovesse alzare molta polvere per evitare questi dettagli imbarazzanti.

Ma quanto costa il vino a Roma? E che assortimento ci si può aspettare di trovare nelle carte del vino dei ristoranti della capitale? E con quali ricarichi? Ed è un problema parlarne?
E’ “un siluro nei lanciato contro i ristoratori romani” sollevare la questione? Io credo di no, se ci si mantiene su toni civili e si argomenta comprovando le affermazioni con un po’ di fatti.

Credo che, prima di fare “critica”, potrebbe essere molto utile fare un po’ di “informazione”: i mezzi a disposizione lo consentono ampiamente, persino a chi, come il sottoscritto, non lo fa di mestiere. In fondo, per chi già vive a Roma, la cosa non sarebbe poi difficile, ed è pure divertente: si copre un singolare “buco” informativo. Poi ognuno si fa l’idea che vuole.

E non credo che chi applica un ricarico elevato di per sè sia da biasimare: dipende da cosa offre, ma vorrei saperlo prima ed avere, prima, qualche garanzia sul servizio pagato.

E’ ovvio che un ristorante che ha una vera cantina, paga un vero somellier, ha una ricca, assortita e leggibile carta dei vini, usa bicchieri appropiati e ti permette di gustare il vino che hai pagato possa (o debba) farlo pagare di più: ma è sempre vero che sia così?
In quanti ristoranti siete stati, indipendentemente dal ricarico, in cui il vino è stato aperto da un vero somellier usando la procedura corretta?
Io, ahimè, in pochi.
Ed in quanti la temperatura di servizio era quella giusta? Idem.

Credo nel libero mercato e credo nella libera informazione; o meglio credo nel libero mercato finché esiste una libera informazione!
Le due cose vanno di pari passo.
Quindi non discuto su chi applica ricarichi che considero esosi (non in assoluto, ma rispetto al servizio offerto, ovviamente) ma vorrei poterlo evitare, o almeno andarci sapendo ciò che mi tocca.

La loro libertà di applicare ricarichi elevatissimi, è simmetrica alla mia di scegliere di non pagarli, andando altrove: ma devo saperlo prima! Ora senza una informazione libera, accurata e pagata da chi compra le guide e legge le recensioni (e non da chi ne paga le inserzioni) questo non è possibile ma, forse, ora si può fare anche altro.

[segue…]

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